Estate

Giugno - Settembre: Estate Muraverese

Dal mese di giugno fino alla prima metà di settembre, Muravera ogni sera anima la sua estate con appuntamenti diversi che spaziano dalle iniziative culturali, agli spettacoli teatrali e itineranti, alle Mostre d’Artigianato e di prodotti locali con degustazione gratuita, alle Rassegne Musicali, offrendo una varietà di avvenimenti che soddisfano le esigenze di grandi e piccoli e che accompagnano lo shopping lungo l’isola pedonale che si svolge nelle strade centrali del paese fino a tarda notte.
Nodas - Festival del Folklore Internazionale
Dedicato alla musica e alla danza tradizionale, il festival si svolge nella centrale Piazza Europa, dove quattro o cinque gruppi folk provenienti da tutto il mondo, si alternano con quelli locali esibendosi in canti e balli tradizionali. Questa manifestazione folkloristica permette ai visitatori di avvicinarsi non solo alle antiche tradizioni del Sarrabus ma a quelle di tutto il mondo.
 

 OHI SU MORU!
In prossimità della marina di San Giovanni ogni anno, l’ultima domenica di luglio ai piedi della storica Torre dei Dieci Cavalli La Forgia, attraverso la compagnia di teatro etnico “I Guitti” di Muravera, mette in scena la rappresentazione teatrale “Ohi su moru!”.
Questo era il grido d’allarme all’approssimarsi delle navi dei pirati barbareschi che secoli fa terrorizzavano le popolazioni delle coste sarde. Così l’eco di questo grido si diramava da una torre costiera all’altra attraverso suoni di corno, segnali di fumo o di fuoco, a seconda che fosse giorno o notte. Tutta la popolazione accorreva e si metteva in guardia, pronta a difendere con tutte le forze la propria terra, arida e difficile da lavorare, ma amata e troppe volte invasa dallo straniero. Gli attori fanno un salto nel passato e, immedesimandosi completamente, mettono in scena uno dei tanti attacchi dei pirati, mostrando al contempo la vita delle popolazioni sarrabesi dell’epoca. E’ un evento da non perdere non solo per l’originalità degli scenari che si presentano e che vedono la Torre riassumere tutto il vigore di un tempo, ma anche perché offre la possibilità di conoscere un pò della nostra storia.

MASKARAS: IL CARNEVALE ETNICO DELLA SARDEGNA
Ogni estate Muravera, agli inizi di Agosto offre, non solo al turista ma a tutta la popolazione locale, uno spettacolo unico attraverso la manifestazione “Maskaras”. Questo è un carnevale molto diverso e meno ridanciano che ha come centro delle maschere tragiche, maschere cupe che muovendosi con passo cadenzato, al suono greve ed inquietante dei campanacci si esibiscono, in una lunga sfilata che ripercorre tutta la via principale del paese, nelle loro danze rituali, evocando i riti propiziatori legati alla vita dei campi. Nel bel mezzo della manifestazione ci si dimentica spesso di essere solo spettatori, poiché le numerose maschere coinvolgono, nei loro riti ancestrali, le persone che affascinate si fanno travolgere.I diversi gruppi provengono soprattutto dal Nord della Sardegna e sono:
Mamuthones e Issohadores provenienti da Mamoiada che caracollano lenti al ritmo di una danza ubriacante, sacra e malinconica, rivolta a scacciare gli spiriti maligni da persone e armenti, incedono fra la gente che li adora tanto da voler essere uno di loro; le maschere cupe producono nel silenzio un unico e intenso strepito di campanacci in un rito inebriante di misteriosità.
I Boes e Merdules di Ottana procedono in un disordinato e tumultuoso corteo, una fune li lega inesorabile, uomo e bestia uniti dal giogo della vita. Tra le varie figure la più temuta e misteriosa è “Sa Filonzana” rappresentante la Parca greca della morte.
Altrettanto affascinanti sfilano i Sos Thurpos (“i ciechi”, “gli storpi”), originari di Orotelli. Portano l’abito di velluto, i gambali di cuoio e cupi pastrani d’orbace un tempo usati dal pastore nel periodo invernale. Seminatori con volto celato mettono in scena la lotta contro i proprietari dei pascoli, rappresentata attraverso il capovolgimento dei ruoli tra contadino e bue.
Nei Sos Tamburinos di Gavoi si può rivivere invece la festa attesa da sempre: balli al suono de su pipiolu (flauto arcaico in canna) in un’incessante melodia.
Maschere in sughero uniche e misteriose sono Su Bundu di Orani che, in un animato corteo mettono in scena il rito della semina con tutte le credenze e superstizioni dell’ambiente contadino della Barbagia.
Non si può non sentire dentro la danza dei Mamutzones e Urzu di Samugheo che, con i loro campanacci, suonano inesorabili il ritmo della passione e della morte per ingraziarsi la natura affinché i raccolti siano abbondanti.
S’Urthu di Fonni le cui antiche origini risalgono alla fine dell’800, mima invece nelle sue rappresentazioni la processione, il rogo, il processo subito dal personaggio “su Ceomo”, fantoccio che simboleggia il carnevale condannato all’impiccagione e arso al rogo, responsabile di tutte le malefatte compiute dai membri della comunità nell’anno precedente.
S’Urtzu di Ula Tirso, vittima del carnevale, è infine una maschera tragica mezzo uomo e mezzo animale, rappresentazione concreta e ideale del dio Dionisio, figura temuta ma che allo stesso tempo ha il potere di allontanare le maledizioni e la siccità, propiziando la fertilità.

LA FESTA DI SANT’AGOSTINO
La devozione per Sant’Agostino ancora oggi molto sentita tra la popolazione muraverese, viene celebrata in una grande festa che dura cinque giorni e che vede alternarsi i riti religiosi a quelli civili in un programma che offre al visitatore differenti alternative culturali e di intrattenimento. Fra i riti religiosi spicca, la processione che conduce il simulacro del Santo per le vie del Paese trasportato su un antico cocchio trainato da buoi ornati a festa. Ad accompagnarlo, oltre ai fedeli, il gruppo folkloristico che nel suo costume esalta l’antichità e la tradizione della festa, e la Banda Musicale che fa strada al Santo rendendo più solenne la cerimonia religiosa. Tutti i rioni coinvolti dal passaggio della processione, preparano le strade a festa, addobbandole con piante e cospargendole di petali di fiori e foglie di piante aromatiche quali la menta e il basilico; le finestre e i balconi vengono addobbati dagli antichi pezzi di corredo e negli angoli delle strade i vicinati allestiscono piccole cappelle. La processione si conclude con la Santa Messa celebrata ormai da diversi anni nel piazzale della Chiesa Parrocchiale a causa della numerosa folla di fedeli che puntualmente si recano ad onorare il Santo. Suggestivi anche i riti civili, tra i quali restano immancabili le gare di cantori dialettali, l’affascinante musica delle launeddas e i tipici balli appartenenti alla tradizione sarda. Si affiancano al folklore le manifestazioni sportive, le rassegne culturali e le mostre di prodotti dell’artigianato locale. Immancabile ed affascinante lo spettacolo pirotecnico.

Il territorio di Muravera è perfetta commistione fra montagna e mare. Situata a 64 Km da Cagliari, nel centro del Sarrabus, ne è centro principale. Nasce su di una vallata a carattere alluvionale, alle spalle dei colli che non superano i 500 mt, i quali degradando armoniosamente si affacciano sui mari color del cristallo, che rubano impunemente le tinte più preziose al cielo. Di notevole fascino i complessi lagunari che impreziosiscono la zona. Ricordiamo li stagni di Feraxi, Colostrai, Salinas e San Giovanni. Il fiume più importante che solca questa storica terra è il Flumendosa, un tempo noto come Soeprus. Il territorio rimase a lungo isolato viste le scarseggianti vie di comunicazione, ed è probabile che proprio per questa ragione si presenti ancora incontaminato e piacevolmente selvaggio. Si nascondono copiosi, fra gli anfratti boschivi, cinghiali, cervi e 

aquile reali, e la flora in primavera è esplosione di colori. Affascinante e da visitare è la foresta di Baccu Arrodas, che custodisce quasi come si trattasse di segreto, l’omonima miniera dalla quale un tempo si estraeva l’antimonio e l’argento. I km di costa che abbracciano Muravera, sono ben 69. Dalle spiagge di Muravera si giungerà a quelle di Torre Salinas, a quelle di Feraxi e di Capo Ferrato, per raggiungere infine l’incantevole Costa rei. Le tinte che predominano sono l’accecante candore della sabbia che riflette la luminosità del sole, e il cobalto acceso di un mare mozzafiato.

A seguire la lista delle spiagge che fanno da cornice al territorio di Muravera:

  • Spiaggia di San Giovanni
  • Spiaggia di Torre Salinas
  • Spiaggia di Colostrai
  • Spiaggia di Feraxi
  • Spiaggia di Portu de s’Illixi e di Cala sa Figu
  • Capo Ferrato
  • Spiaggia di Porto Pirastu
  • Spiaggia di sa Iba de ziu Franciscu
  • Spiaggia di Costa Rei
  • Lo scoglio di Peppino.

Claudia Zedda

Immagine di Hari Seldon

 

Non poche le bellezze architettoniche che nei secoli si sono trovate a convogliare nella zona di Muravera, e che noi ancora oggi abbiamo la possibilità di visitare. Ciò che sorprende a prima vista, leggendo i documenti redatti dalla dominazione pisana, è la presenza allora di ben 13 chiese. Appare chiaro che il pochissimo che era d’avanzo in quella economia di sussistenza, era investito, volenti o nolenti, nella costruzione di chiese. Ciò a denotare l’alto grado di cristianizzazione del territorio. Oggi abbiamo ancora la possibilità di visitare ben 5 di queste antiche chiese. Due di queste sono site nel centro abitato e nello specifico San Nicola di Bari e Santa Lucia, mentre le altre tre rurali sono dedicate a San Giovanni Battista, a Santa Maria e a Sant’Antioco. Di notevole interesse inoltre le torri costiere, costruite fra il XIV e il XVIII secolo con lo scopo di difendere le coste di Muravera e non solamente dalle incursioni dei pirati, che possiamo immaginari feroci, sanguinolente e improvvise. Interessante ricordare che queste strutture erano tutte comunicanti fra loro attraverso segnali di fumo la mattina e tramite il fuoco la notte, cosi come doveva essere un tempo per i nuraghe. Sarà possibile ripercorrere questo stralcio di storia rivisitando le torri che ancora danno bella mostra di se nel territorio di Muravera, quali la Torre dei Dieci Cavalli, la Torre Salinas e la Torre di Monti Ferru. Da non dimenticare il Portico Petretto e Sa Domu de is Candelajus, tipica abitazione in stile sarrabese, appartenuta alla famiglia Pilia e risalente al 1790 circa. La dimora versa ancora in ottimo stato, e ancora oggi a visitarla si avrà la possibilità di conoscere la famiglia che la abitò, i propri usi e consuetudini. Il Portico Pretetto è costruzione del XVII secolo, monumento di pietra sovrastato da un arco, ai lati del quale si aprivano altri 4 piccoli archi. Si racconta sia stato costruito dalla famiglia Petretto e doveva avere in origine la funzione di collegare le due case della famiglia, che si trovavano ai lati opposti della strada. Utilissimo nelle giornate di pioggia, abbondanti nella zona. Oggi esiste solo una delle case che il portico poneva in comunicazione.

Claudia Zedda